Patrizia Bonagura

Ex Alunna Einstein



Il respiro umano di fronte all’imprevedibile

Dopo un anno, proprio nei giorni che ricordavano l’inizio dell’emergenza sanitaria, abbiamo riflettuto, grazie a uno tra i più apprezzati filosofi italiani, il prof. Silvano Petrosino, sui significati che può avere un termine che, da un po’ di mesi, cattura spesso la nostra attenzione: “respirare”.  Ne sono emersi tanti spunti sull’uomo e su parole importanti che accompagnano la sua esistenza.

Riflettere

La vita è un flusso innarrestabile, rispetto al quale l’uomo si configura come colui (l’unico) che è capace di un arresto, nel senso che può fermarsi e prendere fiato. C’è una parola strepitosa che indica questo, quando viene colta nella sua etimologia: ri-flettere. Riflettere vuol dire fermarsi, flettersi su… Così facendo si va oltre l’immediatezza del bisogno, dell’urgenza del momento: la nostra prospettiva si allarga in maniera sorprendente e ci si libera. Si prende coscienza da un lato di essere finiti e mortali e, dall’altro, che questa certezza si incrocia con la radicale incertezza riguardo al momento in cui la fine accadrà.

Progettare

Quello che caratterizza il rapporto dell’uomo col tempo è il fatto che può progettare: gettare in avanti. Perché noi progettiamo la nostra giornata? Perché il tempo è finito e allora vogliamo cercare di ottimizzarlo, ma così ci ritroviamo completamente affollati di previsioni. L’epidemia ne è un esempio molto chiaro. Emerge allora la questione fondamentale. Nel nostro ‘non poter far altro che progettare il futuro’ (non si può vivere a caso) bisogna stare attenti a non diventare schiavi del progetto stesso. Quando ‘getto in avanti’ posso farlo soltanto a partire da un presente (i sogni, le immaginazioni, i desideri di oggi), ma non tutto è prevedibile.

Evento

L’esempio più chiaro dell’imprevedibilità è l’innamoramento. Progettare di innamorarsi non può che portare a dolorose delusioni, perché l’innamoramento è nell’ordine dell’evento, cioè di qualcosa che non può essere né previsto, né progettato, né calcolato. Nel Paradiso perduto di Milton, Satana entra nella terra per rovinare il mondo e, vedendo Adamo ed Eva abbracciati, si dice “come sono belli… ‘paradisiati’ l’uno nell’altra” e aggiunge “li potrei anche amare ma io sono Satana e Satana non ama ma odia”. In altre parole preferisce restare legato al suo progetto (all’idea che ha di se stesso, che tutti abbiamo e che quasi sempre è sbagliata) piuttosto che lasciarsi guidare da una evidenza che lo ha raggiunto.

Mondo

Che cosa si fa di fronte all’imprevedibile che scardina il mio progetto?

Consideriamo un’altra parola: mondo. ‘Mondo’ può essere sia un sostantivo che un aggettivo (pulito, ordinato, sistemato). Noi viviamo sempre in un mondo, in quello spazio vitale e ordinato che progettiamo e organizziamo, e proprio per questo la convivenza è difficile: è un vero e proprio conflitto tra mondi diversi. Nella vita di ognuno di noi a un certo punto interviene l’Altro, ciò che sfugge ai nostri calcoli e previsioni, in una parola all’ordine del nostro mondo. Allora il problema è che cosa facciamo con l’Altro che è al di là del mio mondo? Quello che accade all’Innominato è illuminante. Anche lui che controlla tutto viene visitato dall’imprevedibile: Lucia. Una creatura semplice entra nel mondo dell’Innominato e lo fa scoppiare.

Respiro

Di fronte all’imprevedibile ci possono essere due respiri: il respiro dell’accoglienza (si può accogliere soltanto ciò che non si prevede), oppure il respiro della distruzione come tanti casi di cronaca ci mostrano quotidianamente. Lo scandalo dell’imprevedibile: che cosa sarà dopo l’epidemia? Dipende. Dipende anche da quanto si accende in noi il desiderio della riflessione e si diventa consapevoli che la categoria (molto diffusa oggi) della “eccellenza” provoca nell’uomo uno stato di apnea costante che toglie il respiro.

Il vecchio marinaio di Hemingway dopo aver preso il pesce enorme che non sta neppure sulla barca, viene trasportato lontano e quando torna a casa con soltanto la lisca e il ragazzino gli chiede “allora lo hai preso, abbiamo vinto?” la risposta secca è “eh no abbiamo perso!”. Ottenuto l’obiettivo ti accorgi che per raggiugere quell’obiettivo hai distrutto tutte le cose che contano della tua vita. Anche nel Pranzo di Babette c’è una scena bellissima quando il generale torna nel suo paesino e si affronta davanti allo specchio col suo ‘io giovane’… Questa sera io e te dobbiamo regolare i nostri conti: “ho dato tutta la mia vita alla tua ambizione ma può una vita che è stata un susseguirsi di successi rivelarsi un fallimento?” Sì, può succedere. Progettare il futuro non deve chiuderci all’avvenire e questo è molto importante anche con i ragazzi.

Compimento

Attenzione a parlare soltanto di eccellenza. Educare vuol dire spingere al compimento dell’essere umano che non coincide con il successo: essere migliore e non il migliore. Il compimento di una vita non è il successo e c’è tutto il tempo per realizzarlo. Con calma, senza la dittatura dell’urgenza. I nostri figli devono diventare uomini e donne, non persone famose. Ci sono tanti esempi: Van Gogh fino all’ultimo ha dipinto due quadri al giorno anche se ne ha venduto, in vita, soltanto uno al fratello… La vocazione del pittore è infatti definita dal dipingere, non dal vendere. Essere seri nei confronti dei propri talenti con se stessi (e come educatori) vuol dire liberarsi (e liberare) dalla paura del fallimento. Questo non è mai davvero tale e non deve diventare la giustificazione per rinunciare alla propria vocazione. Paradigmatico – ci ha esemplificato il prof. Petrosino con la leggerezza che lo contraddistingue mentre propone riflessioni profonde – è Willy il Coyote che ogni volta rincomincia in modo ingegnoso a cacciare struzzi che non arriva mai a mangiare… È libero dalla paura del fallimento e non lo trasforma, conscio che la sua vocazione sta nel cacciare, in una giustificazione per rinunciare. Decisiva è la consapevolezza che la capacità di accogliere e quella di distruggere sono sempre intrecciate e ogni mattina bisogna scegliere di nuovo.

Patrizia Bonagura


E per chi non avesse assistito alla conferenza…